Contesto Culturale e Storico
La raccolta del mirtillo selvatico (Vaccinium myrtillus) rappresenta, insieme alla raccolta del fungo porcino, una delle attività tradizionali fondamentali nell'economia di sussistenza della montagna parmense, inclusa l'area di Santa Maria del Taro. Sebbene manchino studi accademici specifici dedicati esclusivamente al mirtillo in questa località, l'attività si inserisce nella più ampia "cultura del bosco" dell'Alta Val Taro.
Tradizioni e Metodi
Storicamente, la raccolta del mirtillo è stata un'attività di integrazione alimentare e fonte di piccolo reddito stagionale per le famiglie locali.
- Pratiche stagionali: La raccolta avviene nei mesi estivi (luglio-agosto).
- Metodi: Tradizionalmente effettuata a mano, in tempi più recenti si è diffuso l'uso del "pettine" (pratica talvolta regolamentata o limitata per preservare la pianta). I frutti venivano raccolti in ceste ("gerle").
- Ruolo sociale: Coinvolgeva nuclei familiari interi, trasmettendo conoscenze sulle "macchie" migliori di generazione in generazione.
Importanza Economica
Oltre all'autoconsumo (consumo fresco, marmellate, liquori come il "mirtillino"), il mirtillo ha rappresentato una risorsa per i mercati locali, alimentando economie collaterali legate al turismo montano e alla trasformazione artigianale (rifugi, piccole botteghe).
Fonti e Riferimenti
- INValTaro: Storia e tradizioni dell'Alta Val Taro e del bosco come risorsa economica (invaltaro.it).
- Il Baggiolo: Analogie con la tradizione della montagna pistoiese, valida per il contesto appenninico (ilbaggiolo.it).
- ViVi GREEN: Dettagli sulle tecniche di raccolta (uso del pettine, gerle) e trasformazione (vivigreen.eu).