Il Museo dell’Emigrante si trova a Tarsogno, frazione del comune di Tornolo, ed è dedicato alle partenze e alle reti migratorie che hanno segnato le comunità dell’Alta Val Taro e della Val Ceno. La piccola raccolta locale permette di leggere la grande storia attraverso fotografie di famiglia e oggetti quotidiani, anziché soltanto attraverso statistiche.[1][2]
Origini e progetto
Il museo fu inaugurato nel luglio 2004, con sede in una sala del Centro Giovanile di Tarsogno. L’iniziativa coinvolse la Provincia di Parma, il Comune di Tornolo, la comunità tarsognina e l’istituto scolastico locale; la progettazione e l’allestimento furono curati dall’architetto Mario Ghiretti.[1] In seguito fu dedicato ad Anna Maria Figoni, insegnante ricordata per il suo impegno nella valorizzazione della memoria storica.[1][3]
All’inaugurazione venne inoltre presentata la Statua dell’Emigrante, opera dello scultore Ido Armani in arenaria del Monte Zuccone. La figura, chiamata localmente “Bestraiau”, porta una valigia e un rosario: un’immagine commemorativa della partenza e del legame mantenuto con il paese d’origine.[1]
Le raccolte
La sala espone circa 300 fotografie d’epoca raccolte presso gli abitanti, insieme a oggetti e cimeli legati alle esperienze migratorie.[1][2] Fra quelli segnalati dalle schede museali figurano:
- valigie di cartone e bauli;
- una fisarmonica e abiti;
- una cassetta portaoggetti appartenuta a un emigrante, con minuterie commerciali e personali: bottoni, chincaglierie, lucido da scarpe e boccette di brillantina.[2]
Le fotografie ritraggono persone, famiglie e momenti della vita locale; gli oggetti rendono visibili i mezzi modesti con cui si affrontava il viaggio e, in alcuni casi, il lavoro itinerante. L’esposizione è quindi una raccolta di storia sociale e familiare: ogni cimelio va letto nel suo contesto, senza presumere che rappresenti da solo l’intera esperienza migratoria della valle.[1][2]
La scheda di Love Taro e Ceno segnala anche un video di testimonianze e immagini locali e la mostra “I Nostri Destegni”, dedicata ai giochi tradizionali e allestita dal 2010. Non è però chiaro dalle informazioni consultate se questi materiali siano tuttora esposti stabilmente: da verificare con il museo prima della visita.[1]
L’emigrazione dell’Alta Val Taro
Le schede del museo collocano le forme di mobilità e di emigrazione valligiana almeno dal XVIII secolo, con una forte intensificazione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.[2] Gli spostamenti potevano essere stagionali, temporanei o definitivi; le destinazioni documentate nelle ricostruzioni locali e regionali comprendevano Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, altri paesi europei e, più tardi, le Americhe.[3][4][5]
La storia non si riduce alla fuga dalla povertà: accanto alla necessità economica ci furono mestieri, capacità d’iniziativa, adattamento linguistico e commerciale e reti di lavoro costruite all’estero. Le fonti ricordano venditori ambulanti e artigiani, suonatori d’organetto, orsanti e gelatieri; per Tarsogno sono citati gli spalloni, legati ai trasporti attraverso i crinali, e gli “scudesen”, artigiani di ceste e corbe.[4][5] Le esperienze differivano molto da paese a paese e da famiglia a famiglia: queste figure sono esempi significativi, non un’identità unica attribuibile a tutti gli emigranti.
Il museo è importante proprio perché restituisce scala umana a un fenomeno transnazionale. Le fotografie, gli effetti personali e i racconti permettono di esplorare le partenze, il lavoro e la memoria dei legami con il paese, e suggeriscono piste per ricerche genealogiche e storie familiari. Il valore documentario dipende anche dalla raccolta comunitaria: fotografie e testimonianze conservate dalle famiglie possono integrare e contestualizzare quanto esposto.[1][3]
Informazioni per la visita
- Indirizzo indicato: Via Noberini Federico 1, Tarsogno, 43059 Tornolo (PR).[1] Una scheda riporta invece “Via Noberini” senza numero e CAP 43058: verificare la navigazione prima di partire.[2]
- Telefono pubblicato: 0525 89272.[1][2]
- Aperture riportate: luglio e settembre venerdì, sabato e domenica 16:00–19:00; agosto tutti i pomeriggi 16:00–19:00.[1] Un’altra directory riporta luglio–settembre soltanto sabato e domenica 16:00–19:00.[2]
- Ingresso: indicato come gratuito da MuseiOnline.[2]
- Stato della verifica: orari e condizioni non sono concordi fra le directory e potrebbero essere cambiati. La scheda MuseiOnline raccomanda esplicitamente di contattare la struttura; telefonare al 0525 89272 prima della visita, soprattutto fuori agosto.[1][2]
Le informazioni pratiche qui sopra sono quelle pubblicate online e non costituiscono conferma di apertura aggiornata alla data della visita. Non sono state reperite in questa ricerca una pagina istituzionale comunale dedicata al museo né un calendario ufficiale corrente.
La statua all’ingresso: il Bestraiau e la valigia
Il Seminario di Bedonia precisa che il museo fu inaugurato alla fine di luglio 2004 e collega all’evento la presentazione del Bestraiau, opera di Ido Armani, artista di Tornolo, in arenaria del Monte Zuccone.[6] La pietra locale richiama l’appartenenza alla terra d’origine; la valigia di cartone legata con una corda, il fardello sulle spalle e il rosario al collo evocano il bagaglio materiale e spirituale della partenza, secondo l’interpretazione della stessa fonte.[6]

Fotografia pubblicata dal Seminario Vescovile di Bedonia; autore e data dello scatto non indicati. La figura con valigia e la dedica «AGLI EMIGRANTI» sono visibili; l’identificazione dell’opera proviene dalla scheda del Seminario.[6] Non è indicata una licenza libera.
Collocazione da precisare: «all’ingresso» è l’indicazione della richiesta di documentazione. La fotografia mostra un’area esterna ma non identifica la soglia dell’edificio; le fonti collegano la statua al museo senza consentire una geolocalizzazione puntuale. Le coordinate restano quindi non valorizzate, anziché sostituite con quelle del centro comunale.
Ricerca scolastica, bibliografia e interviste
La ricerca Emigranti e mersà con Tarsogno, Tornolo e Santa Maria nel cuore, pubblicata nel 1999, fu realizzata dagli alunni della scuola media di Tarsogno guidati da Anna Figoni, Caterina Ielo e Maria Enrica Schiaretti. Il catalogo della Libreria Palatina descrive 240 pagine con fotografie, interviste e riproduzioni di documenti; la biblioteca della Consulta regionale registra l’opera con il titolo abbreviato «Emigranti e Merserà».[7][8] Il riferimento a Santa Maria collega il volume al territorio SMT; non essendo stato consultato integralmente, non se ne riproducono testimonianze individuali.[8]
Il Seminario documenta l’intitolazione ad Anna Maria Figoni, scomparsa il 15 luglio 2002, e menziona fra i sostenitori anche parrocchia, Famiglia Tarsognina e Camera di Commercio.[6] LoveTaro&Ceno segnala nel video del museo un’intervista a un emigrato tarsognino: il filmato non è stato visionato, quindi non sono attribuite all’intervistato parole o vicende.[1]
È stato identificato lo studio di Giuliano Mortali e Corrado Truffelli, Per procacciarsi il vitto. L’emigrazione delle valli del Taro e del Ceno dall’Ancien Régime al Regno d’Italia, Diabasis. I repertori divergono sull’anno: 2005 per la Consulta regionale, 2006 per la Libreria Palatina; l’edizione va controllata sul frontespizio.[7][8] Non sono citati come letti capitoli non consultati.
Limiti della verifica documentale
Sono stati controllati una fonte ecclesiastica locale e un repertorio bibliografico regionale, non registri parrocchiali originali o fondi archivistici. Non è stata reperita una delibera comunale di istituzione: il coinvolgimento del Comune resta attribuito alle fonti narrative che lo riferiscono. Restano da acquisire inventario delle donazioni, atti comunali con segnatura, coordinate dell’accesso e trascrizioni verificabili delle interviste. Non sono introdotti aneddoti orali privi di riscontro.
Collegamenti tematici
Fonti
[1] Love Taro e Ceno — Museo Emigrante, Tarsogno — inaugurazione, progetto, statua, raccolte, attività e orari pubblicati.
[2] MuseiOnline — Museo dell’Emigrante a Tarsogno — descrizione, oggetti, indirizzo, telefono, ingresso e orario alternativo; pagina indicata aggiornata al 25 ottobre 2022.
[3] INValTaro — Museo dell’Emigrante di Tarsogno — interpretazione storico-territoriale, memoria comunitaria e Anna Maria Figoni.
[4] INValTaro — Emigrazione, orsanti, spalloni e scudesen — mestieri e itinerari migratori dell’area; fonte di ricostruzione locale, da distinguere dalla documentazione archivistica primaria.
[5] Emiliano-Romagnoli nel mondo — “I viaggi della fame” (PDF) — articolo di approfondimento su migrazioni appenniniche e mestieri itineranti, con riferimenti a Tarsogno e alle ricerche di Giuliano Mortali e Corrado Truffelli.
Sources
[1] https://lovetaroeceno.com/it/se_vuoi_scoprire_la_cultura_del_territorio/museo_emigrante__tarsogno [2] https://www.museionline.info/musei/museo-dell-emigrante-tarsogno [3] https://invaltaro.it/storie/museo-dell-emigrante-di-tarsogno [4] https://invaltaro.it/storie/emigrazione-orsanti-spalloni-e-scudesen [5] https://www.assemblea.emr.it/emilianoromagnolinelmondo/la-consulta/storia-emigrazione/casa-della-memoria-dellemigrazione/materiali/riviste/file-delle-riviste/1-2007%20BIS.pdf [6] https://www.seminariobedonia.it/parrocchie-val-taro/tarsogno/museo-emigrante [7] https://www.assemblea.emr.it/emilianoromagnolinelmondo/la-consulta/storia-emigrazione/casa-della-memoria-dellemigrazione/sezioni/la-biblioteca/libri/elenco-argomenti-in-cui-sono-classificati-i-libri/storia-dellemigrazione [8] https://www.libreriapalatinaeditrice.it/val-baganza-val-ceno-val-taro.html