L'industria chimica del Monte Penna: miniere, legno e sistema De Thierry

Storia e tradizioni
L'industria chimica del Monte Penna: miniere, legno e sistema De Thierry

Tra l'ultimo quarto dell'Ottocento e la prima metĂ  del Novecento, foresta del Monte Penna, impianti di Santa Maria del Taro e infrastrutture energetiche dell'area di Pianazzo formarono un sistema industriale integrato.[1][7][11] La figura centrale fu Henry De Thierry, ma la vicenda non coincide con la sola Villa De Thierry: la villa fu residenza e luogo della direzione, mentre questa scheda ricostruisce miniere, approvvigionamento forestale, trasporto, trasformazione chimica ed energia.[1][11]

Prima di De Thierry: il progetto minerario ottocentesco

Nel 1853 il duca Carlo III di Borbone affidò al barone inglese Thomas Ward lo sfruttamento delle miniere e della foresta del versante emiliano del Penna. Il progetto comprendeva anche un collegamento ferroviario verso Piacenza per il trasporto di legname e carbone; la morte del duca nel 1854 e quella di Ward nel 1858 ne impedirono la piena attuazione.[7]

La ricostruzione bibliografica di Giovanni Marchesi, ripresa da piĂą recensioni indipendenti, indica che le miniere di Ferriere e la selva del Penna passarono nel 1862 al marchese Filippo Anguissola e, dopo ulteriori vicende proprietarie, nel 1874 alla SocietĂ  Foreste e Miniere del Monte Penna, fondata a Manchester e amministrata da De Thierry.[10][11] Il documento commemorativo locale conservato dal progetto SMT conferma, dal proprio punto di vista, l'acquisto nel 1874 di gran parte delle foreste dal marchese Anguissola e l'intenzione di sfruttare soprattutto il faggio, senza rinunciare alla ricerca del rame.[unverified]

Il rame: investimento reale, rendimento deludente

La denominazione della società e le testimonianze locali mostrano che l'attività mineraria non fu una semplice leggenda.[2][8] Furono organizzati impianti minerari e lavorazioni preliminari, ma le fonti concordano sull'esito economico: l'estrazione del rame fu abbandonata perché non produttiva o scarsamente redditizia.[8][10][11] Un resoconto del 2017 segnala tre gallerie esplorate nell'area del Monte Costello, ma è una testimonianza giornalistica contemporanea e non basta, da sola, a stabilire cronologia, produzione o consistenza delle singole concessioni.[2]

L'affermazione secondo cui già i Landi avrebbero cercato rame per battere moneta propria compare nella divulgazione locale, ma non è stata corroborata in questa ricerca con atti minerari o documenti della zecca.[2] Va quindi trattata come tradizione storiografica locale da verificare, non come fatto acquisito.

Dal faggio alla chimica

Fallita la prospettiva di un'attività mineraria redditizia, il baricentro economico si spostò sulla foresta. Le prime lavorazioni comprendevano taglio, segherie e produzione di carbone; dal 1897 le fonti bibliografiche collocano l'avvio della distillazione del legno di faggio.[7][9]

La distillazione secca del legno, effettuata in assenza d'aria, lascia carbone vegetale come residuo solido e produce gas e liquidi dai quali possono essere separati alcol metilico, acido acetico, acetone e catrame.[5] Per l'impianto di Santa Maria le fonti locali e bibliografiche attestano in particolare acido pirolegnoso greggio, alcol metilico, acido acetico, catrame e carbone di legna.[7][8]

La pagina FAI attribuisce allo stabilimento la qualifica di primo impianto italiano per la distillazione del legno e riferisce il passaggio, nel 1897, alla denominazione «Società italiana per le industrie chimiche».[1] La data del 1897 e il nuovo indirizzo chimico trovano riscontro nella sintesi basata sul volume di Marchesi, ma il primato nazionale e l'esatta ragione sociale richiedono ancora verifica su registri societari, annuari industriali o atti camerali coevi.[7] Alcune fonti divulgative impiegano anche la denominazione «Soc. Acetati e Derivati»; senza un atto societario datato non è corretto fonderla automaticamente con le altre ragioni sociali.[12]

La teleferica Monte Penna–Santa Maria

Il trasporto del legname su versanti ripidi era il collo di bottiglia del sistema. Una ricostruzione basata sul volume di Marchesi data al 1879 l'installazione di una teleferica a carrelli di andata e ritorno, inizialmente dal Monte Carignone e poi dal Passo dell'Incisa fino a Santa Maria del Taro.[7] La stessa fonte ne indica una lunghezza superiore a sette chilometri e la rimozione nel 1953.[7]

La fonte commemorativa locale descrive più prudentemente una «grande teleferica lunga parecchi chilometri» dal Monte Penna a Santa Maria. La convergenza delle fonti rende ben documentata l'esistenza e la funzione dell'opera; restano invece da verificare sui disegni tecnici originali il tracciato preciso nelle diverse fasi, le stazioni, la portata e i record comparativi. La definizione di «più grande teleferica d'Europa», ripetuta in un articolo locale, non viene qui assunta come dato storico perché non accompagnata da confronto tecnico documentato.[2]

Pianazzo e la produzione elettrica

La scheda FAI colloca a Pianazzo un'officina elettrica fatta costruire da De Thierry per produrre energia al servizio del sistema industriale.[1] Una sintesi del libro di Marchesi attribuisce inoltre a De Thierry la costruzione di una centrale elettrica lungo l'itinerario verso il Bocco, senza però identificarla esplicitamente con l'officina di Pianazzo.[7]

L'esistenza di una componente energetica è dunque plausibile e attestata da due tradizioni documentarie.[1][7] Ubicazione, data di entrata in servizio, tecnologia, potenza e rapporto con le successive centrali idroelettriche non sono ancora verificati su atti tecnici.[unverified] L'officina storica non va confusa automaticamente con la centrale di Strinabecco o con altri impianti idroelettrici novecenteschi dell'alta valle.[unverified]

Un sistema territoriale, non una singola fabbrica

Il complesso funzionava come una catena documentata fra monte, trasporto, impianti di Santa Maria ed energia.[1][7][11]

  1. Monte Penna: concessioni minerarie e approvvigionamento del faggio.[8][11]
  2. teleferica: trasferimento del materiale verso il fondovalle.[7][11]
  3. Santa Maria del Taro: segherie, lavorazione del legno e distillazione chimica.[7][8]
  4. Pianazzo: produzione elettrica attribuita al sistema, ancora da definire tecnicamente.[1]
  5. strada del Bocco: collegamento logistico verso Borzonasca, Chiavari e la Riviera, realizzato con un forte contributo economico di De Thierry.[6][11]

Questo assetto contribuì a sottrarre Santa Maria all'isolamento e generò occupazione.[6][11] Le stime più spettacolari — in particolare il richiamo a migliaia di lavoratori — non sono qui ripetute come dato certo perché manca una serie verificata di censimenti aziendali, ruoli paga o statistiche industriali.[unverified]

Cronologia essenziale

  • 1853: concessione a Thomas Ward per foreste e miniere del versante emiliano; il progetto si arresta dopo il 1854.[7]
  • 1862: passaggio della selva e degli interessi minerari al marchese Filippo Anguissola secondo la ricostruzione bibliografica.[11]
  • 1874: acquisizione da parte della SocietĂ  Foreste e Miniere del Monte Penna e avvio della gestione De Thierry.[10][11]
  • 1879: installazione della teleferica secondo Marchesi, attraverso la sintesi pubblicata da La Trebbia.[7]
  • 1897: sviluppo della distillazione chimica del faggio; la denominazione societaria precisa resta da controllare negli atti.[1][7]
  • 1905: De Thierry lascia definitivamente Santa Maria del Taro, secondo il documento commemorativo locale e la letteratura successiva.[7][11]
  • Seconda guerra mondiale: cessazione delle attivitĂ  industriali secondo la ricostruzione basata su Marchesi.[7]
  • 1953: rimozione della teleferica.[7]

Stato delle conoscenze e verifiche necessarie

Documentato con convergenza di fonti: investimento ottocentesco nelle risorse del Penna; scarso rendimento del rame; prevalenza dello sfruttamento forestale; segherie e distillazione del faggio; produzione di derivati chimici; teleferica fra il monte e Santa Maria; ruolo logistico della strada del Bocco.[1][7][8]

Attestato ma non ancora verificato su documentazione tecnica primaria: officina elettrica di Pianazzo; tracciato e caratteristiche complete della teleferica; ragioni sociali e passaggi societari del 1897; consistenza produttiva annuale; organici; data esatta di chiusura dei singoli reparti.[unverified]

Da non assumere senza nuovi documenti: primato assoluto italiano dello stabilimento, primato europeo della teleferica, numero massimo di lavoratori e continuitĂ  diretta fra l'officina di Pianazzo e le centraline idroelettriche successive.[unverified]

Bibliografia locale

  • Giovanni Marchesi, Il Monte Penna. Frequentazione, conoscenza, antropizzazione, sfruttamento di una selva secolare, Associazione Ricerche Valtaresi «Antonio Emmanueli», La Grafica, Piacenza, 2007.
  • Omaggio alla memoria del Cav. Henry De Thierry, documento commemorativo locale conservato nel progetto SMT; utile come testimonianza, da confrontare con atti anagrafici, consolari, societari e catastali.

Pagine collegate

Sources

[1] https://fondoambiente.it/luoghi/frazione-di-pianazzo — FAI - Frazione di Pianazzo [2] https://www.esvaso.it/1304/le-miniere-di-santa-maria-del-taro — Le miniere di Santa Maria del Taro [5] https://rivistaeco.it/la-distillazione-del-legno — La distillazione del legno [6] http://www.corfole.it/lettura_notizie.php?page=1&id=1073&tb=news_giornale&tag=tunnel&t=Quando+la+strada+ce+la+potevamo+fare+da+soli+-+Chiavari-S.+Maria+del+Taro%3A+l%27inglese%2C+la+strada%2C+la+fabbrica+e+la+prima+corriera — Corfole - Chiavari Santa Maria del Taro [7] https://www.altavaltrebbia.net/2015/03/19/il-penna-antropizzazione-e-sfruttamento-di-un-monte — Il Penna: antropizzazione e sfruttamento di un monte [8] https://www.seminariobedonia.it/parrocchie-val-taro/santa-maria-del-taro — Seminario di Bedonia - Santa Maria del Taro [9] https://www.varziviva.net/monte_penna.htm — Varzi Viva - Monte Penna [10] https://lettorediprovincia.blogspot.com/2014/12/il-monte-penna-una-storia-lunga-20.html — Il Monte Penna, una storia lunga 20 secoli [11] http://librisommersi.blogspot.com/2010/11/giovanni-marchesi-il-monte-penna.html — Giovanni Marchesi, Il Monte Penna [12] https://www.immobiliarevaltaro.it/territorio.php?idterritorio=10&lang=ita — Tornolo, Tarsogno e Santa Maria del Taro

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